VORREI... (1) Vorrei vivere in un bosco.
Abitare in una casa che odori di legno e resina.
Svegliarmi la mattina, spalancare la finestra e nutrirmi di aria frizzante, profumi selvatici, e colori brillanti.
Passeggiare su un tappeto di foglie, udire il loro scricchiolio sotto le scarpe. Camminare lentamente come ormai nessuno più sa fare, con le mani dietro la schiena, leggermente curvo in avanti anche a costo di sembrare vecchio.
Specchiarmi nelle acque di un piccolo lago, pieno di pesci guizzanti. Sedermi sulle sue sponde a contare le increspature sull’acqua e godermi il tepore del sole.
Non pensare a nulla, ma contemporaneamente pensare a tutto perché nulla è tutto ciò di cui avrei bisogno.
Sedermi in veranda ad osservare le ombre allungarsi, un altro giorno passare, senza rimorsi, senza rimpianti. Senza l’ansia di “Oddio, non sono riuscito a fare questo.” oppure “Oddio, domani non riuscirò a fare quell’altro.”
Ritirarmi la sera accompagnato dalla luce della luna, dare la buonanotte alle costellazioni che dipingono il cielo, chiedere al vento e alle fronde di farmi un po’ di compagnia, almeno finché non mi sarò addormentato, poi potranno riposare anche loro.
Ma nella realtà riuscirei a abituarmi a giornate che finirebbero inevitabilmente con l’essere tutte uguali? Riuscirei a sopperire all’assenza di alcune persone molte delle quali oggi sono per me indispensabili e insostituibili?
Rifugiarmi in un bosco sì, ma solo all’occorrenza.
Abitare in una casa che odori di legno e resina.
Svegliarmi la mattina, spalancare la finestra e nutrirmi di aria frizzante, profumi selvatici, e colori brillanti.
Passeggiare su un tappeto di foglie, udire il loro scricchiolio sotto le scarpe. Camminare lentamente come ormai nessuno più sa fare, con le mani dietro la schiena, leggermente curvo in avanti anche a costo di sembrare vecchio.
Specchiarmi nelle acque di un piccolo lago, pieno di pesci guizzanti. Sedermi sulle sue sponde a contare le increspature sull’acqua e godermi il tepore del sole.
Non pensare a nulla, ma contemporaneamente pensare a tutto perché nulla è tutto ciò di cui avrei bisogno.
Sedermi in veranda ad osservare le ombre allungarsi, un altro giorno passare, senza rimorsi, senza rimpianti. Senza l’ansia di “Oddio, non sono riuscito a fare questo.” oppure “Oddio, domani non riuscirò a fare quell’altro.”
Ritirarmi la sera accompagnato dalla luce della luna, dare la buonanotte alle costellazioni che dipingono il cielo, chiedere al vento e alle fronde di farmi un po’ di compagnia, almeno finché non mi sarò addormentato, poi potranno riposare anche loro.
Ma nella realtà riuscirei a abituarmi a giornate che finirebbero inevitabilmente con l’essere tutte uguali? Riuscirei a sopperire all’assenza di alcune persone molte delle quali oggi sono per me indispensabili e insostituibili?
Rifugiarmi in un bosco sì, ma solo all’occorrenza.
2 commenti:
Bello bello bello!!
ma se poi ci aggiungi anche i bagni d'aria e l'avversione al latte, mi ricordi una certa persona...
Singolare.. ultimo commento 2007... il tuo articolo meriterebbe anni di commenti e non solo uno.. :)
Hai detto..
"Ma nella realtà riuscirei a abituarmi a giornate che finirebbero inevitabilmente con l’essere tutte uguali?"
Ora un esempio: lavoravo in città.. tutti i giorni prendevo l'autobus.. tutti i giorni in ritardo.. poi andavo a prendere il caffè.. poi al lavoro.. finito il lavoro il ritorno.. bus ritardatario.. odore di scarico d'auto... un giorno.. due.. cento.. mille.. se devo annoiarmi preferisco farlo in un bosco eheh :) ciao
Daniele
Posta un commento