
REQUIEM PER UN PC
Tra le altre cose nel 1992 fece il suo ingresso nella mia casa un compagno (non vedeteci della propaganda politica) che con le sue successive evoluzioni non mi avrebbe più abbandonato.
Era una scatola rettangolare, bianca, ed emetteva un ticchettio inconfondibile. Nome in codice IBM 386.
Era iniziata l’invasione, la colonizzazione, chiamatela come volete. Quella che avrebbe portato presto un PC in ogni casa. E se fino a 15 anni fa nessuno sapeva cosa fosse o come funzionasse un computer, oggi neppure mia nonna (leva 1912) ne può fare a meno.
Quel concentrato di tecnologia anni ‘90 può essere paragonato ad un nanerottolo rispetto alle fuoriserie di oggi tanto era lento, goffo, impacciato e rumoroso ed i suoi dati tecnici erano numeri ridicoli se messi accanto a quelli odierni.
Però non ha mai perso un colpo in 15 anni di onorata carriera (i suoi 2 successori dal 2000 a oggi hanno subito tutta una serie di aggiornamenti – 3 hard disk sostituiti, continue somministrazioni di nuovi banchi di memoria e 2 monitor in discarica – che hanno pesato sulla mia stabilità psichica e finanziaria), mai un raffreddore (altro che virus!), e ultimamente sapeva suscitare una certa simpatia, come i nonnetti con tante fatiche sulle spalle e tante storie da raccontare. Mentre se guardo il totem che ronfa oggi sotto la mia scrivania… ebbene, mi risulta decisamente antipatico.
Certo, io oggi sono connesso con il mondo virtuale del web 24 ore su 24, posso recuperare qualsiasi informazione in pochi secondi, posso ascoltare musica, guardare film, pubblicare articoli, raccontare i fatti miei a mezzo mondo, giocare a scarabeo con uno sconosciuto in Australia, tutto questo contemporaneamente.
Però mi mancano la poesia del giocare a pac-man da floppy senza poter salvare le partite, i documenti stampati sulla Epson ad aghi che faceva un fracasso infernale, ed i salvataggi che potevano richiedere dai 5 ai 10 minuti, a seconda dell’umore del momento.
Il 386 se ne è andato l’anno scorso, portato via da un fulmine vagabondo ed assassino.
Mi piace pensare che si sia sacrificato lui, il più anziano, per salvare gli altri elettrodomestici: una fine da eroe.
Ogni tanto lo ricordo come si ricorda un caro amico e in sua memoria mi concedo una partita a campo minato.
