lunedì 25 giugno 2007

SILENZIO IN SALA

Immaginatevi le montagne. Immaginatele alte, sontuose, schierate come attenti soldati, ma con l’aria bonaria dei nonni che hanno tante storie da narrare ma anche tanta voglia di ascoltare quelle degli altri.

Eccoli gli altri: 3700 persone divise in 99 cori così diversi per provenienza ma con uno scopo comune. Cantare. Semplicemente cantare.

Senza l’obiettivo di un premio, senza una vittoria come meta, senza voler prevalere uno sull’altro come si farebbe in una gara.

Semplicemente cantare, in ogni angolo, in ogni viuzza di ogni paese, a qualsiasi ora, con qualsiasi pretesto. Tutti insieme anche quando si è divisi, anche quando ci si alterna su un palcoscenico, anche quando le voci hanno un accento ora bolognese, ora piemontese, ora colombiano, russo, ceco, americano, portoghese, spagnolo…

La musica come linguaggio universale per raccontare, far ridere, commuovere, o tirare giù un palco con l’euforia della prima volta in una manifestazione di questa importanza.

Ci ripenso oggi a mente fredda e sempre più mi convinco di aver avuto l’onore di partecipare ad un evento eccezionale. Una sfilata di visi, colori, espressioni, che può essere paragonata ad un’olimpiade, sorrisi e mani alzate a salutare il resto del mondo nonostante il freddo, nonostante la pioggia, la stanchezza, le gole arrossate e anche di più.

Poi un braccio a zittire tutto e tutti. Silenzio. Lo spettacolo comincia.


I George's Planets durante la sfilata dei cori per le vie di S. Candido



I George's Planets in concerto a Sesto


I George's Planets al gran completo

Altre impressioni qui.

mercoledì 20 giugno 2007

PARAGONI

Un giorno a S., mia sorella, dissero:
«Sembri un quadro di Degas.»
Rimane da decidere quale.





Edgar Degas: Prima Ballerina - 1876/1877




Edgar Degas: I bevitori di assenzio - 1876

mercoledì 30 maggio 2007

BE FAMOUS

Quanti di noi hanno questo sogno? Quanti lo esprimono apertamente e quanti invece conservano il desiderio nel silenzio loro cuore sperando un giorno di realizzarlo?
Diventare famosi.
Fama, notorietà e quindi denaro, molto denaro. Alla fine tutto si riconduce a questo.
Essere additati e riconosciuti per strada, scorgere il proprio volto che occhieggia su qualche cartellone pubblicitario piuttosto che in TV o sulle copertine patinate delle riviste.
Allison ha imparato a sue spese cosa significa tutto ciò.
Allison Stokke è californiana, ha 18 anni, è una bella ragazza, studentessa modello e conduceva una vita molto simile a quella di tante sue coetanee. A differenza di tante di loro la notorietà non l’ha mai cercata né voluta.
Poi, un giorno, ha avuto la “sfortuna” di diventare campionessa nazionale di salto con l’asta e la sua vita è cambiata.
Tutto è cominciato con un’istantanea rubata e finita su un sito dedicato al calcio, poi un video su youtube e da lì il passaparola è stato rapido e inarrestabile.
Ora le sue foto riempiono le pagine web (il sito
www.allisonstokke.com le ha chiesto scusa per tutta questa “unwanted attention”), ogni giorno migliaia di blog parlano di lei, la sua casella di posta è intasata da lettere di fans, ammiratori, spasimanti e quant’altro. La sua scuola, il campo di allenamento, la sua stessa abitazione sono circondati da fotografi e paparazzi. Anche fare una passeggiata ormai le risulta impossibile: a ogni passo la fermano per un autografo o una foto con la diva del momento.
È Allison-mania, ma per la giovane e timida studentessa tutto questo si sta rivelando un incubo. Lei, tanto aggraziata sul campo di atletica, quanto impacciata in pubblico e davanti alle telecamere sembra non sostenere più questa situazione. Al giorno d’oggi è molto difficile mantenere la propria privacy, ci sta provando suo padre avvocato e per fortuna che ha un padre avvocato! Immagini di lei in attesa del suo turno di salto, o nell’atto di prendere la rincorsa, o ferma sotto il tabellone a studiare i risultati passandosi innocentemente una mano nei capelli, ciascuna accompagnata da commenti più o meno eleganti, sono di dominio pubblico. Spesso su siti che con lo sport hanno poco a che fare.
Allison oggi si è chiusa in casa e non ha avuto il coraggio di mettere il naso fuori dalla porta. Già ieri ha fatto così e così farà di nuovo domani. Fino a quando non si sa, probabilmente fino a quando questo mondo volubile non troverà una nuova diva da osannare e torturare.
Io faccio il tifo per lei. Spero di vederla di nuovo correre e saltare con il sorriso sulle labbra, in fondo non ha mai chiesto altro.

martedì 29 maggio 2007

ESTATE 2005

La partenza e il viaggio: 8 ore. L’arrivo in Val di Fassa.
Poi lo spettacolo ha inizio.
L’aria fredda, i boschi, i laghi e le montagne tutt’intorno. In alto un cielo di un azzurro mai visto. Paesaggi unici al mondo che mai mi stancherei di ammirare.
Paesi colorati, terrazze fiorite, sentieri aspri, senso di maestosità.
Parentesi culinaria, speck in primis, succulenti tagliolini e non dico che quello era sugo di cervo se no qualcuno potrebbe indignarsi; colazioni da non staccarsi dal tavolo, crostate d’alta quota. E caffè corretto grappa a fiumi. Anzi, grappa con uno schizzettino di caffè.

Estate 2007 si replica: 22-24 giugno. Certo con uno spirito un po’ diverso, con un altro scopo, ma ci saremo. E tutte le cose che ho elencato sopra saranno là ad attenderci come vecchi amici ansiosi di rivederci.






Copyright by Kincob 2005

martedì 15 maggio 2007

UN FILM GIÀ VISTO

Di questi tempi noto che le giornate di un comune mortale come me tendono a ripetersi tutte uguali. Un insieme di piccoli riti, abitudini, consuetudini, procedure che se da un lato ci danno sicurezza per affrontare situazioni quotidiane a volte non proprio piacevoli, dall’altro inevitabilmente finiscono col perdere di significato e in alcuni casi del loro fascino ancestrale.
Esempio: sveglia alle 7, fuitina in bagno e già qui primo spunto di riflessione.
Ho nostalgia della barba rasata con la lametta. Preferisco il rasoio elettrico ma per un puro fatto di comodità. Niente è paragonabile alla schiuma fredda spalmata sul viso, al lento movimento del rasoio su e giù a cercare la perfezione della rasatura. E infine una sciacquata con acqua gelida a lavare via gli ultimi residui del sonno. Persino il bruciore del dopobarba sulle piccole ferite in questo caso mi procura un senso di masochistica soddisfazione. Però a completare tutta la cerimonia ci impiegherei 20 minuti e 20 minuti in meno di sonno su un totale di 420 totali rappresenta un quasi 5% a cui non sono ancora disposto a rinunciare.
Fase 2: la colazione. Caffè e 4 biscotti 4. Eppure ogni volta che apro il frigo sono stuzzicato da quel barattolo di marmellata fatta in casa che ammicca tentatore, da una bella spalmata di burro, e da quelle due arance che miracolosamente saprebbero trasformarsi in un liquido dolce e dissetante. Ma niente. Affettare il pane, spalmare, mordere… troppa fatica. Il brutto è che anche la domenica, quando potrei concedermi qualche coccola in più, vi rinuncio. Vuoi per pigrizia, vuoi per abitudine o semplicemente perché il tran tran ormai è di famiglia. E io in famiglia ci sto bene.
E poi lavoro lavoro lavoro. Pausa pranzo, occhiatina al giornale, palpebra calante. E ancora lavoro lavoro lavoro. E fin qui non ci sono grosse alternative.
Quindi due ore di palestra. A volte rimpiango una salutare passeggiata in collina, ma nonostante il caldo, il sudore e l’aria stantia, non riesco a rinunciare ad impugnare un manubrio, sollevare un bilanciere o appendermi come un babbuino alla lat-machine.
La sera TV o computer, computer oTV. Se non altro qui ho un’alternativa. Anche se a ben guardare no, non ce l’ho. Ecco perché una partita a Cluedo con qualche amico rappresenta un così entusiasmante diversivo.
Penso di essere drogato della vita, ma nel modo sbagliato. Sto prendendo tutte le peggio abitudini e per fortuna che ogni tanto arriva Anna a darmi una scossa se no sarei già rimbambito da tempo.
Ma adesso basta, ho deciso! Tempo di rivoluzione!
Da domani a colazione mi concedo un biscotto in più.

venerdì 11 maggio 2007

THE NEW TUCA TUCA

Cosa si sono inventati gli americani! In particolare una ragazza newyorkese per la sua tesi di laurea ha preferito evitare cupe e tristi biblioteche e polverosi tomi d’altri tempi per inventarsi questo videogioco.
Le regole, e presumo il software, sono le stesse di altri già esistenti, quelli tanto per intenderci in cui sullo schermo appaiono movimenti da eseguire a tempo di musica saltellando su un tappeto ricoperto di sensori. Se sei un bravo ballerino puoi cimentarti sulle note di Madonna, Britney Spears, Beyonce e quant’altro in spericolate evoluzioni sempre più difficili e complesse. Dicono sia divertente. Io, avendo la coordinazione di un paracarro e non amando particolarmente ballo e affini, non mi sono mai messo alla prova in sì ardua impresa.
Tornando alla creazione della simpatica fanciulla americana, la base di partenza della sua creazione come dicevo è analoga. Si è limitata a sostituire i balletti con audaci palpatine ed il tappetino con indumenti di biancheria intima.
Ora, io immagino questo gioco per un uso esclusivamente privato, anche perché non oso pensare fin dove si spingano i livelli più avanzati.
Ma se per caso venisse diffuso nelle sale giochi immagino già le code che si formerebbero per testare le proprie doti di seduttore, a patto di trovare una fanciulla consenziente.
E se tutto funziona, come promette il messaggio al termine del video, si potrebbero aprire le porte per una notte bollente.
Quello che mi domando io è: ma con una tesi del genere, l’intrepida newyorchese, ma cosa voleva dimostrare?
Che ormai i videogiochi hanno invaso ogni momento della nostra vita?
Che ogni momento della nostra vita può essere assimilato a un gioco?
Che con una giusta strategia di mercato qualsiasi cretinata può essere sbattuta sul mercato e produrre fior di soldoni?
Proporre uno studio sociologico su nuovi modi per stringere amicizie?
Oppure un modo sbrigativo, dopo aver battuto strade tradizionali, per trovare il giusto partner che sappia offrire gli stimoli adeguati con pochi tocchi sapienti?
Ai posteri l’ardua sentenza.

lunedì 7 maggio 2007

MERAVIGLIA!

Le meraviglie del mondo da 7 sono diventate 25. Come in tutte le cose al giorno d’oggi si tende a esagerare. Una “meraviglia” è a mia giudizio qualcosa di straordinario, unico, ineguagliabile. Venticinque paiono decisamente troppe pur considerando l’immenso scenario di bellezze naturali e non che il nostro pianeta ci offre. Se poi andiamo a scorrere la lista ho avuto di che storcere il naso. Perché delle antiche meraviglie non è rimasto pressoché nulla, sostituite da altre dal sapore molto più “turistico”. Ho avuto un brivido quando ho letto “Le tentazioni di Las Vegas” addirittura al terzo posto nelle preferenze: per fortuna la “Cammellata nel deserto” è stata relegata in fondo alla graduatoria. E se il trekking mistico tra India e Tibet si difende con onore non nego il pizzico di tristezza che ho provato quando ho letto il nome di Venezia al primo posto. Giusto pochi giorni fa l’ho intravista in un servizio al TG, descritta come travolta dai rifiuti di orde di turisti italiani e stranieri buoni a comportarsi da persone civili solo a casa propria. Cosa potrebbe essere Venezia se imparassimo a considerarne l’effettivo valore e a curarla come merita? Non ci sarebbe gara! E – con mal celato campanilismo - ho pensato che in questa particolare classifica luoghi come il golfo di Napoli, le acque della Costa Smeralda, o opere memorabili come S. Pietro, la Torre di Pisa e quant’altro, avrebbero fatto la loro porca figura. In conclusione l’Italia stessa forse poterebbe essere considerata una meraviglia se solo noi per primi ne prendessimo coscienza.

sabato 28 aprile 2007

QUESTO AVREI VOLUTO SCRIVERLO IO

E invece ci ha pensato nel 1845 uno scrittore statunitense descrivendo abilmente la discesa dell’animo umano verso la pazzia. Uno studio dell’opera potete leggerlo qui, ma io vi consiglio di lasciar perdere o almeno, farlo dopo aver assaporato la sublime musicalità di questi versi nel modo che a me sembra più consono: sprofondati in una poltrona di morbido velluto, in una stanza in penombra, illuminata solo dalle fiamme del camino, magari in una notte tempestosa. Non pretendo da voi un animo turbato ed un busto di Pallade, così ci sarebbe da aver paura sul serio.
Godetevi la versione originale, leggetela e rileggetela. Poi, se vi va, date un’occhiata alla versione in italiano. Ho cercato di riportare una versione la più fedele possibile al testo originale anche se certe sfumature rimangono intraducibili.

Lo avete sentito? Mi è parso di udire un colpo leggero alla finestra…


EDGAR ALLAN POE – THE RAVEN

Once upon a midnight dreary, while I pondered weak and weary,Over many a quaint and curious volume of forgotten lore,While I nodded, nearly napping, suddenly there came a tapping,As of some one gently rapping, rapping at my chamber door.`'Tis some visitor,' I muttered, `tapping at my chamber door -Only this, and nothing more.'

Ah, distinctly I remember it was in the bleak December,And each separate dying ember wrought its ghost upon the floor.Eagerly I wished the morrow; - vainly I had sought to borrowFrom my books surcease of sorrow - sorrow for the lost Lenore -For the rare and radiant maiden whom the angels named Lenore -Nameless here for evermore.

And the silken sad uncertain rustling of each purple curtainThrilled me - filled me with fantastic terrors never felt before;So that now, to still the beating of my heart, I stood repeating`'Tis some visitor entreating entrance at my chamber door -Some late visitor entreating entrance at my chamber door; -This it is, and nothing more,'

Presently my soul grew stronger; hesitating then no longer,`Sir,' said I, `or Madam, truly your forgiveness I implore;But the fact is I was napping, and so gently you came rapping,And so faintly you came tapping, tapping at my chamber door,That I scarce was sure I heard you' - here I opened wide the door; -Darkness there, and nothing more.

Deep into that darkness peering, long I stood there wondering, fearing,Doubting, dreaming dreams no mortal ever dared to dream beforeBut the silence was unbroken, and the darkness gave no token,And the only word there spoken was the whispered word, `Lenore!'This I whispered, and an echo murmured back the word, `Lenore!'Merely this and nothing more.

Back into the chamber turning, all my soul within me burning,Soon again I heard a tapping somewhat louder than before.`Surely,' said I, `surely that is something at my window lattice;Let me see then, what thereat is, and this mystery explore -Let my heart be still a moment and this mystery explore; -'Tis the wind and nothing more!'

Open here I flung the shutter, when, with many a flirt and flutter,In there stepped a stately raven of the saintly days of yore.Not the least obeisance made he; not a minute stopped or stayed he;But, with mien of lord or lady, perched above my chamber door -Perched upon a bust of Pallas just above my chamber door -Perched, and sat, and nothing more.

Then this ebony bird beguiling my sad fancy into smiling,By the grave and stern decorum of the countenance it wore,`Though thy crest be shorn and shaven, thou,' I said, `art sure no craven.Ghastly grim and ancient raven wandering from the nightly shore -Tell me what thy lordly name is on the Night's Plutonian shore!'Quoth the raven, `Nevermore.'

Much I marvelled this ungainly fowl to hear discourse so plainly,Though its answer little meaning - little relevancy bore;For we cannot help agreeing that no living human beingEver yet was blessed with seeing bird above his chamber door -Bird or beast above the sculptured bust above his chamber door,With such name as `Nevermore.'

But the raven, sitting lonely on the placid bust, spoke only,That one word, as if his soul in that one word he did outpour.Nothing further then he uttered - not a feather then he fluttered -Till I scarcely more than muttered `Other friends have flown before -On the morrow will he leave me, as my hopes have flown before.'Then the bird said, `Nevermore.'

Startled at the stillness broken by reply so aptly spoken,`Doubtless,' said I, `what it utters is its only stock and store,Caught from some unhappy master whom unmerciful disasterFollowed fast and followed faster till his songs one burden bore -Till the dirges of his hope that melancholy burden boreOf "Never-nevermore."'

But the raven still beguiling all my sad soul into smiling,Straight I wheeled a cushioned seat in front of bird and bust and door;Then, upon the velvet sinking, I betook myself to linkingFancy unto fancy, thinking what this ominous bird of yore -What this grim, ungainly, gaunt, and ominous bird of yoreMeant in croaking `Nevermore.'

This I sat engaged in guessing, but no syllable expressingTo the fowl whose fiery eyes now burned into my bosom's core;This and more I sat divining, with my head at ease recliningOn the cushion's velvet lining that the lamp-light gloated o'er,But whose velvet violet lining with the lamp-light gloating o'er,She shall press, ah, nevermore!

Then, methought, the air grew denser, perfumed from an unseen censerSwung by Seraphim whose foot-falls tinkled on the tufted floor.`Wretch,' I cried, `thy God hath lent thee - by these angels he has sent theeRespite - respite and nepenthe from thy memories of Lenore!Quaff, oh quaff this kind nepenthe, and forget this lost Lenore!'Quoth the raven, `Nevermore.'

`Prophet!' said I, `thing of evil! - prophet still, if bird or devil! -Whether tempter sent, or whether tempest tossed thee here ashore,Desolate yet all undaunted, on this desert land enchanted -On this home by horror haunted - tell me truly, I implore -Is there - is there balm in Gilead? - tell me - tell me, I implore!'Quoth the raven, `Nevermore.'

`Prophet!' said I, `thing of evil! - prophet still, if bird or devil!By that Heaven that bends above us - by that God we both adore -Tell this soul with sorrow laden if, within the distant Aidenn,It shall clasp a sainted maiden whom the angels named Lenore -Clasp a rare and radiant maiden, whom the angels named Lenore?'Quoth the raven, `Nevermore.'

`Be that word our sign of parting, bird or fiend!' I shrieked upstarting -`Get thee back into the tempest and the Night's Plutonian shore!Leave no black plume as a token of that lie thy soul hath spoken!Leave my loneliness unbroken! - quit the bust above my door!Take thy beak from out my heart, and take thy form from off my door!'Quoth the raven, `Nevermore.'

And the raven, never flitting, still is sitting, still is sittingOn the pallid bust of Pallas just above my chamber door;And his eyes have all the seeming of a demon's that is dreaming,And the lamp-light o'er him streaming throws his shadow on the floor;And my soul from out that shadow that lies floating on the floorShall be lifted - nevermore!



EDGAR ALLAN POE - IL CORVO
Una volta in una triste mezzanotte, mentre io meditavo, debole e stanco, sopra alcuni bizzarri e strani volumi d'una scienza dimenticata; mentre io chinavo la testa, quasi sonnecchiando - d'un tratto, sentii un colpo leggero, come di qualcuno che leggermente picchiasse - picchiasse alla porta della mia camera.«È qualche visitatore - mormorai - che batte alla porta della mia camera.»Questo soltanto, e nulla più.

Ah! distintamente ricordo; era nel fosco Dicembre, e ciascun tizzone moribondo proiettava il suo fantasma sul pavimento.Febbrilmente desideravo il mattino: invano avevo tentato di trarre dai miei libri un sollievo al dolore - al dolore per la mia perduta Lenore, rara vergine radiosa che gli angeli chiamano Lenore, e che nessuno chiamerà in terra - mai più.

E il serico, triste fruscio di ciascuna tenda purpurea, facendomi trasalire - mi riempiva di terrori fantastici, mai provati prima, sicchè, in quell'istante, per calmare i battiti del mio cuore, io andava ripetendo: «È qualche visitatore, che chiede supplicando d'entrare, alla porta della mia stanza. Qualche tardivo visitatore, che supplica d'entrare alla porta della mia stanza. Solo questo e nulla più.

Subitamente la mia anima divenne forte; e non esitando più a lungo:«Signore - dissi - o Signora, veramente io imploro il vostro perdono; ma il fatto è che io sonnecchiavo: e voi picchiaste sì leggermente, e voi sì lievemente bussaste - bussaste alla porta della mia camera, che io ero poco sicuro d'avervi udito». E a questo punto, aprii intieramente la porta.Vi era solo la tenebra, e nulla più.

Scrutando in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito impaurito sospettoso, sognando sogni, che nessun mortale mai ha osato sognare; ma il silenzio rimase intatto, e l'oscurità non diede nessun segno di vita;e l'unica parola detta colà fu il sussurro «Lenore!» Così io mormorai ed un’eco di rimando rispose «Lenore!»Soltanto questo, e nulla più.

Ritornando nella camera, con tutta la mia anima in fiamme; ben presto udii di nuovo battere, un poco più forte di prima.«Certamente - dissi - certamente è qualche cosa al graticcio della mia finestra.»Io debbo vedere, perciò, cosa sia, e esplorare questo mistero. Devo lasciare che il mio cuore si plachi un istante ed esplorare questo mistero.È certo il vento, e nulla più.

Quindi io spalancai l'imposta; e con molta leziosità, agitando le ali, avanzò un maestoso corvo dei santi giorni antichi; egli non fece la minima riverenza; non esitò, nè ristette un istante ma con aria di Lord o di Lady, si appollaiò sulla porta della mia camera, si posò su un busto di Pallade sulla porta. Si posò, e nulla più.

Allora, a quest'uccello d'ebano, che induceva la mia triste fantasia a sorridere per la grave e severa dignità del suo aspetto:«Sebbene il tuo ciuffo sia tagliato e raso - io dissi - tu non sei certo un vile, orrido, torvo e antico corvo errante lontanto dalle spiagge della Notte. Dimmi, con quale nome signorile sei chiamato nelle tenebre dell’Ade?»Disse il corvo: «Mai più». (1)

Mi meravigliai molto udendo parlare sì chiaramente questo sgraziato uccello, sebbene la sua risposta fosse poco sensata - fosse poco a proposito - poichè non possiamo fare a meno d'ammettere che nessuna creatura umana vivente, mai, finora, fu beata dalla visione d'un uccello o altra bestia appollaiato sulla porta della sua camera, con un nome siffatto: «Mai più».

Ma il corvo, sostando solitario sul placido busto, proferì solamente quest'unica parola, come se nel pronunciare quest’unica parola avesse dato fondo a tutta la sua anima.Niente di nuovo egli pronunziò - nessuna penna egli agitò - finchè in tono appena più forte di un murmure, io dissi: «Altri amici mi hanno già abbandonato, domani anch'esso mi lascerà, come le mie speranze, che mi hanno già abbandonato».Allora, l'uccello disse: «Mai più».

Trasalii poiché il silenzio venne rotto da una risposta sì giusta:«Senza dubbio - io dissi - ciò ch'egli pronunzia è tutto il suo sapere e la sua ricchezza, ereditati da qualche infelice padrone, perseguitato da spietate sciagure che si susseguivano sempre più rapide, finchè le sue canzoni ebbero un solo sconsolato ritornello, finchè i canti funebri della sua Speranza ebbero questo solo sconsolato ritornello:«Mai, - mai più».

Ma inducendo il corvo ancora tutta la mia triste anima al sorriso, subito volsi una sedia con ricchi cuscini di fronte all'uccello, al busto e alla porta; quindi, affondandomi nel velluto, mi misi a concatenare fantasia a fantasia, pensando che cosa questo sinistro uccello d'altri tempi, che cosa questo volesse dire gracchiando «Mai più.».

Così sedevo, immerso in congetture, senza rivolgere una sillaba all'uccello, i cui occhi infuocati ardevano ora nell'intimo del mio petto; io sedeva meditando su tutto questo e su altro ancora, con la testa reclinata mollemente sulla fodera di velluto del cuscino rischiarata dalla lampada; ma quella fodera di velluto viola, rischiarata dalla lampada Ella non premerà, ah! - mai più!

Allora mi parve che l'aria si facesse più densa, profumata da un incensiere invisibile, agiato da Serafini, i cui morbidi passi tintinnavano sul soffice pavimento.«Disgraziato! - esclamai - il tuo Dio per mezzo di questi angeli ha inviato il sollievo - il sollievo e il nepente per il ricordo di Lenore! Tracanna, oh! tracanna questo dolce nepente, e dimentica la perduta Lenore!»Disse il corvo: «Mai più».

- «Profeta! - io dissi - creatura del male! - tuttavia profeta, uccello o demonio!- «Sia che il tentatore l'abbia mandato, sia che la tempesta t'abbia gettato qui a riva, desolato, ma ancora indomito, su questa deserta terra incantata, in questa casa visitata dall'orrore - dimmi, in verità, ti scongiuro!Vi è - vi è un conforto in Galaad? dimmi, dimmi - ti scongiuro.»Disse il corvo: «Mai più».

- «Profeta! - io dissi - creatura del male! - tuttavia profeta, uccello o demonio!- «Per questo Cielo che s'incurva su di noi - per questo Dio che tutti e due adoriamo - di' a quest'anima oppressa dal dolore, se nel lontano Eden essa abbraccerà una santa fanciulla che gli angeli chiamano Lenore, se abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Lenore».Disse il corvo: «Mai più».

- «Sia questa parola il nostro commiato, uccello o demonio!» - io urlai, balzando in piedi. «Ritorna nella tempesta e sulla riva avernale della notte! Non lasciare nessuna piuma nera come traccia della menzogna che la tua anima ha profferita! Lascia inviolata la mia solitudine! Via dal busto sopra la mia porta! Togli il tuo becco dal mio cuore ed esci dalla mia stanza!Disse il corvo: «Mai più».

E il corvo, non volando mai via, ancora si posa, ancora è posato sul pallido busto di Pallade, sovra la porta della mia stanza, e i suoi occhi sembrano quelli d'un demonio che sogna; e la luce della lampada, illuminandolo, proietta la sua ombra sul pavimento, e la mia anima, fuori da quest'ombra che giace ondeggiando sul pavimento non si solleverà mai più!

(1) L'inglese «nevermore» ha molto del gracchiare del corvo.

giovedì 26 aprile 2007

ALMENO TU NELL’UNIVERSO

Ieri sera ho lavorato fino a tardi, ma ne è valsa la pena. Ho controllato e ricontrollato i calcoli, le osservazioni, i modelli matematici e quant’altro e ora non ho più dubbi.
Ho trovato un puntino, lassù nel cielo. Neppure troppo lontano: alla velocità massima conosciuta ci impiegherei appena poco più di 20 anni per raggiungerlo. È un pianeta molto simile a quello su cui viviamo noi, in una sistema con al centro un sole luminoso e caldo proprio come il nostro.
Anche le dimensioni del pianeta sono simili a questo, come pure la composizione della sua superficie e della sua atmosfera.
Ho provato a spingere al massimo le prestazioni del mio telescopio stellare ma oltre un certo limite non si può andare. Il pianeta è di un brillante colore azzurro: ci sono altre zone di colore più scuro, forse terra, foreste, ma per la maggior parte è azzurro. C’è acqua, molta acqua. E un’atmosfera che potrebbe essere composta in parte da ossigeno.
Acqua, ossigeno… le condizioni indispensabili per lo sviluppo della vita.
Su quel pianeta, neppure troppo lontano da noi potrebbero esserci altri esseri viventi, magari più evoluti di noi, o forse no… Io sono sempre stato convinto che non siamo soli nell’universo, e ora più che mai. Chissà, mentre io sono qui a scrutare loro forse c’è qualcuno dall’altra parte che osserva me con la stessa curiosità. Sarebbe buffo, se io facessi ciao con la mano potrebbe ricambiare il saluto, se facessi una smorfia potrebbe pensare che qui siamo tutti pazzi.
Però… visto da quassù sembra un posto carino. Se riuscissi a prendermi tutti quegli anni di ferie arretrati… Dopotutto cosa sono 20 anni per noi che abbiamo una vita media di 17000? Ho sempre sognato di fare una vacanza esotica. Deve essere anche abbastanza economico come posto visto che è un po’ in periferia rispetto al sole. Se solo il carburante per l’astrorazzo non fosse salito alle stelle!
È comunque un pianeta da segnare con una X. Ecco qui, lo faccio subito: il terzo pianeta a partire dal sole, in quella galassia che anche noi chiamiamo Via Lattea.

lunedì 23 aprile 2007

20 MOTIVI PER CUI È BELLO ESSERE INTERISTI...

1- La tua squadra è sempre favorita per lo scudetto
2- Non disturbi la gente facendo caroselli con l’auto
3- Puoi facilmente incontrare un tuo idolo in taxi nel dopopartita
4- Non devi fare calcoli complicati per ricordare il numero di vittorie
5- Non ti arrabbi se il prezzo della benzina va alle stelle perché arriverà un nuovo giocatore
6- Hai sempre nuovi giocatori da idolatrare

7- Hai sempre nuovi giocatori da insultare
8- Gli amici quando ti incontrano scherzano sempre con te

9- Il Lunedì mattina i colleghi ti aspettano per salutarti
10- Quando la tua squadra perde puoi sempre prendertela con l’arbitro
11- Ogni anno è quello buono
12- Hai una memoria di ferro: ricordi fatti risalenti a decenni fa
13- Da metà campionato puoi andare tutte le domeniche pomeriggio in giro con la fidanzata/moglie
14- Hai tempo e voglia di coltivare altri interessi/hobbies oltre il calcio

15- Quando vai allo stadio, spesso riesci ad uscire prima per evitare il traffico
16- Spesso cammini a testa bassa, puoi trovare soldi/oggetti smarriti

17- Se conosci una ragazza risulti simpatico perché non parli di calcio
18- Se scopre che sei interista susciti in lei la "sindrome da crocerossina" o "istinto protettivo - materno"
19- Non devi spendere troppi soldi in magliette, cappellini, sciarpe commemorative
20- Ti fai delle grasse risate quando anche tua madre (che non capisce una cippa di calcio) ti dice: “L’Inter? Ma non è quella squadra che non vince mai niente?”



Comunque:

INTER PER SEMPRE!!!!


sabato 21 aprile 2007

IN PRINCIPIO ERA LA PENNA D’OCA

Ciascuno ha la sua idiosincrasia.
Un’allergia a una particolare sostanza, un’avversione per un cibo piuttosto che per una situazione spiacevole o per una persona particolarmente antipatica.
Quella di mio padre è rappresentata da una scatoletta dalle dimensioni di 30 x 22 x 3.5 cm e dal peso approssimativo di 3 kg.
Computer portatile, notebook, chiamatelo come volete. Mio padre preferisce definirlo con altri poco eleganti appellativi.
Io sono sempre stato convinto che anche le macchine siano provviste di anima. Qualcosa di paradossalmente primitivo, quasi infantile, in grado di far provare loro solo le emozioni più semplici tipo amore/odio, simpatia/antipatia. E il computer in questione ne è la prova lampante.
Le sue reazioni sono tanto inconsuete quanto inaspettate. Una delle più frequenti all’avvio: schermata nera con puntino bianco lampeggiante, al centro dello schermo. Mah!
E poi icone che giocano a nascondino sul desktop e audio che di punto in bianco sparisce. A volte in sottofondo si ode la voce di un giapponese che non si capisce bene cosa dica ma dal tono non sembra particolarmente amichevole. Ma non sono mai stato in Giappone, forse lì parlano tutti così.
La cosa più irritante si verifica quando il fetentissimo si diverte a mischiare icone e comandi. All’ordine “copia” lui esegue un “taglia”, ad un “inserisci tabella” parte una ricerca sul web della voce “transumanza”. Ad un “salva” e “esci” si apre una nuova, inquietante finestra con la scritta “Ti piacerebbe!”
Quanto basta per mandare in tilt quel povero malcapitato di mio padre che tra l’altro ha tanta dimestichezza con la tecnologia quanta ne posso avere io con un trapano da dentista
È triste vedere una persona che per 35 anni della sua vita ha combattuto, peraltro vittoriosamente, contro le più scalmanate classi di adolescenti della storia dell’istruzione italiana, alzare bandiera bianca di fronte ad un ammasso di circuiti elettrici, polvere di silicio, animato, temo, da qualche misterioso rito voodoo. Ripeto continuamente al mio triste e rassegnato genitore che è importante far capire alla macchina chi è che comanda. La macchina purtroppo l’ha capito benissimo ed una volta mi è parso di vederla sul terrazzo, baldanzosa, fez in testa e petto in fuori.
La cosa più irritante è che con qualsiasi altro membro della famiglia e non, il vigliacco si comporta come il più docile degli animali domestici. Basta imporre le mani, neppure sfiorare i tasti!, e sullo schermo fa comparire il testo, scritto in bella grafia, lo formatta, lo corregge e lo presenta con tanto di raffinata cornicetta a fiorellini. I
nfine l’assistente di Office mi saluta con una eloquente strizzatina d’occhio.
A questo punto sono arrivato a pensare di avere di fronte una macchina decisamente più evoluta di tutte le altre. Come nel film Terminator 3 credo che ormai abbia preso coscienza di se. Per questo la sera la chiudo a chiave in un cassetto e me ne vado a letto sempre meno tranquillo.
E ogni volta che la spengo la musichetta che emette assomiglia sempre di più ad una risata beffarda.

Ciascuno ha la sua idiosincrasia.
Quella del mio computer portatile è rappresentata da un ometto di 62 anni, alto 170 cm e del peso approssimativo di 70 kg…

(continua)

venerdì 20 aprile 2007

UN UOMO PICCOLO PICCOLO

Non ricordo molto di lui, è passato troppo tempo. Solo vaghe ombre nella memoria, alternate a rare immagini dai contorni più nitidi. Pochi dettagli oltre a quello che mi è stato raccontato e che le persone che l’hanno conosciuto ancora mi raccontano.
Era un uomo minuto, curvo sotto il peso dei suoi anni. Camminava lento per i campi, una zappa sulla spalla, inseparabile amica, una camicia a quadri e pantaloni troppo larghi. Per cintura una corda, di quelle che egli stesso usava per le balle di fieno che sulle spalle si trascinava fino alla cascina.
Il sabato veniva da me, se ne stava appena fuori dal mio giardino. Non chiamava, non osava neppure suonare il campanello della casa di sua figlia. Passeggiava sibilando fra i denti un fischio sommesso. Di tanto in tanto volgeva lo sguardo verso l’alto, speranzoso. Quando lo vedevo gli correvo incontro ed egli mi prendeva per mano e senza dire una parola ci incamminavamo lungo i sentieri della campagna.
La domenica mattina andavo io da lui. Lo trovavo seduto al tavolo con di fronte una ciotola d’acqua tiepida, un pezzo di specchio appoggiato ad una bottiglia, un pennello da barba senza più forma ed un pesante rasoio di metallo.
Sarei rimasto per ore ad osservarlo mentre compiva quel rito per me ancora misterioso. L’unico ricordo veramente nitido rimane il fruscio della lama sul suo volto, i peli grigi, ispidi e duri che cedevano al suo passaggio, la sua pelle di contadino cotta dal sole, quegli occhi vivaci che ora scrutavano lo specchio, ma spesso guizzavano con la coda verso di me. Tutto si svolgeva in silenzio, senza una parola. E poi alla fine, immancabilmente, stappava quella bottiglia, si versava un buon bicchiere di vino, denso, corposo e lo sorseggiava soddisfatto.
Di lui, di mio nonno, rammento solo una frase. E me la disse la vigilia di Natale di tanti anni fa.
Faceva freddo e nevicava come ora non accade più. Venne da me, molto più curvo del solito, avvolto in un pastrano di un colore indefinito e lo sguardo stranamente vuoto.
Mi si avvicinò e mi disse in buon piemontese: «Oggi non sto bene. Però tua nonna mi ha mandato via di casa perché dice che non faccio che lamentarmi.»
Quella sera, mentre tutti eravamo in febbrile attesa della mezzanotte, squillò il telefono. Era mia nonna. «Venite che Carlìn sta male come un cane!»
Accorsero il medico, e il parroco. Solo quest’ultimo servì a qualcosa.
L’unico mio rammarico è di non aver potuto imparare molto da lui, quell’uomo piccolo, taciturno, che camminava curvo sibilando fra i denti una misteriosa ed incomprensibile melodia.

lunedì 16 aprile 2007

SIGNORI SI NASCE, E IO MODESTAMENTE LO NACQUI!


Un omaggio, un ricordo...

venerdì 13 aprile 2007

GLU GLU GLU…

Parliamoci chiaro: io di venire al mondo proprio non avevo voglia.
Certo, la saccoccia dove me ne sono stato raggomitolato per nove mesi cominciava ad essere un po’ stretta. E lì dentro c’era pure un cattivo odore.
Però era la mia casa: ero al caldo, al sicuro, nutrito e coccolato. Mi bastava scalciare un po’ e attiravo l’attenzione. Dormivo, mangiavo (ho poi scoperto in seguito chi era a trangugiare tutta quella roba piccante!) e ascoltavo musica: adoro i Led Zeppelin!
Poi a un certo punto hanno deciso (badate bene, HANNO deciso. Perché io non ho fatto assolutamente niente) che era ora di uscire. E mi sono ritrovato qua fuori, nudo, al freddo e mi sono beccato subito una sonora sculacciata che ancora adesso devo capire il perché.
La mia vita non è migliorata, anzi: mi ritrovo a dover urlare tutto il giorno per avere ciò che prima ottenevo senza sforzo. E dove sono finiti i Led Zeppelin?
Però ogni tanto succede qualcosa: come per magia vengo proiettato nel passato. Nuoto in qualcosa di molto più grande della mia vecchia saccoccia, l’acqua ha un odore diverso e a lungo andare mi fa bruciare gli occhi. Come quand’ero più piccolo qua sotto tutto è silenzio, in più posso muovermi liberamente e le persone che mi stanno intorno mi guardano e ridono.
Si vede che sono felice?


“È lì che nasciamo e cresciamo, è il nostro ambiente naturale prima di venire alla luce. Un rapporto privilegiato quello dei neonati, raccontato con immagini suggestive da Zena Halloway, fra i più apprezzati fotografi professionisti subacquei (ma anche istruttrice sub), assieme al suo partner Patrick Griffith. Un’attività nella quale l’artista si è specializzata nel corso degli anni recenti, durante i quali ha fissato diverse esperienze di approccio: bambini piccoli, o piccolissimi, accompagnati dai genitori o, più di frequente, da soli, alla scoperta dell’ambiente acquatico, per loro il più congeniale.”

Fonte: Repubblica.it

giovedì 12 aprile 2007

PAROLA DI BLOGGER

Prendendo spunto da diversi avvenimenti letti su altri blog (date un’occhiata qui), posto la storia di una collega blogger, almeno questa finita bene.
Ed una riflessione, personale, condivisibile oppure no, fate voi. Ci tengo a precisare che queste sono idee che scrivo di getto, senza alcun riferimento a fatti o persone.
Essere un blogger comporta delle responsabilità. Come quando si parla, anche quando si scrive bisogna essere prudenti e non pensare di poter dire ciò che ci passa per la testa solo perché ci viene data la possibilità di farlo. Da quando esistono la libertà di parola e di pensiero subito c’è stato chi ne ha abusato: è un po’ come andare a 200 all’ora solo perché si ha una macchina che ci permette di farlo.
Ma questo è un grande dono e per fortuna ogni giorno nascono nuove possibilità per far valere questo importantissimo diritto. Ma… “Cum grano salis” mi dissero una volta. Con accortezza, senno e un po’ di furbizia. Le stesse virtù che devono ovviamente usare i Signori Lettori nel valutare ciò che capita loro sotto gli occhi.
Forse tutto questo va contro l’essenza stessa del blog, cioè sostanzialmente un diario e quindi un ricettacolo dei nostri pensieri delle nostre emozioni più forti e di tutto ciò che ci esce dal cuore.
Sposo la causa di chi si batte per far valere i propri diritti, mi infervoro come voi se vedo questi diritti calpestati, condanno come voi chi arbitrariamente decide di cucire bocche perché è più facile e più comodo far così che discuterne.
Ma…
E qui mi fermo, il discorso potrebbe ripartire dalla prima riga.
(Ribadisco che con questo post non voglio assolutamente esprimere giudizi su eventi sui quali peraltro non sono informato. Sono pure e semplici considerazioni di un blogger come voi…)

venerdì 6 aprile 2007

COERENZA

La mia collega, senza alcuna premessa, si rivolge a me dicendomi:
«Dai, parliamoci seriamente…»
Non aggiunge altro. Scoppiamo a ridere e ridiamo per 10 minuti.


Qui siam tutti dei burloni!

giovedì 5 aprile 2007

IL CAVALIERE NERO

Vi ricordate di me? I più giovani forse no, ma la generazione dei 30enni, quelli nati a cavallo dei folgoranti anni ’70 e ’80 non possono avermi dimenticato.
So che in tantissimi avete seguito le mie imprese. Mie e del mio collega ovviamente, perché da solo avrei combinato ben poco. Poi lui ha preferito spiagge assolate e belle ragazze in bikini: come dargli torto?
Ci siamo divertiti insieme per 4 anni, scorrazzando per le strade d’America. E quante ne abbiamo combinate! Mi diceva di saltare e io saltavo, mi diceva di correre e io correvo… Una volta l’ho fatto pure sull’acqua e mi sono sentito tanto un novello Messia.
Certo, ripensandoci alcune situazioni erano davvero improponibili, come quando abbiamo attraversato un fiume di lava o siamo rimasti sepolti sotto tonnellate di roccia o ci si divertiva a far scoppiare bombe sotto la mia pancia.
Ho tirato fuori dai guai un bel po’ di gente, compreso il mio collega, e in qualche scontro ci ho quasi rimesso la pelle. Un paio di volte ne sono uscito davvero malridotto: sono stato travolto da un tir piuttosto antipatico e mi ha colpito in pieno un missile terra-terra. Sono stato fracassato da uno che pareva un carrarmato e sono pure stato scaraventato in una vasca piena d’acido.
Ma sono sempre riusciti a farmi tornare come nuovo anzi, addirittura meglio. Merito delle mie “infermiere”! Mamma mia! Avrebbero fatto resuscitare un morto. Tra le due preferivo ancora la bionda ma la bruna nella sua parte forse era più credibile.
Ho anche un fratello gemello, ma con lui non sono mai andato troppo d’accordo, troppo pieno di sé. Credo abbia fatto una brutta fine.
Erano bei tempi, quando passavo non mancavo di far girare un bel po’ di teste. Sì, perché mi sono sempre considerato un tipo interessante, di bell’aspetto e con una buona dotazione di serie: una volta mi hanno pure dato un laser, ma ci volevano 15 minuti per prendere la mira e me ne sono sbarazzato.
Ricordo come fosse ieri quando iniziai la mia carriera, eppure sono gia trascorsi 25 anni. E da 20 sono in pensione. Non che mi dispiaccia la vita del pensionato, anzi. Ho chi si prende cura di me, chi si è preoccupato addirittura di ritrovare pezzi originali del mio equipaggiamento per riportarmi allo splendore originale.
Però sono un vecchio, perché uno come me a 27 non può che essere considerato un vecchio, anche se con molto rispetto. Sulle strade non posso più viaggiare perché non ho le carte in regola per farlo, non posso più correre, non posso più saltare… non posso nemmeno più parlare. Che una volta era una delle mie peculiarità: dove si è mai visto uno come me che parla? Sì, perché non mi limitavo a blaterare qualche sillaba, ma facevo discorsi su discorsi, vagamente filosofeggianti. Mi sono anche preso della comare saccente, una volta.
In molti si domandano quale sarà il mio destino. Probabilmente quello che accomuna tutte le celebrità: essere ricordato con un pizzico di nostalgia e ammirato, nel mio caso sul piedistallo di un museo. Ma non da solo. Spero in compagnia di qualche vecchio amico, magari il Generale Lee o il furgone dell’A-Team.


Ringrazio Anna per lo spunto.

Vai K.I.T.T.!!!

mercoledì 4 aprile 2007

LA GRANELLA DI NOCCIOLE

Qui seduto davanti allo schermo, davanti alla pagina del mio blog mi accorgo di una cosa: che passano i mesi e scrivo sempre meno. E ne sono profondamente dispiaciuto.
Ho sempre tante idee per la testa, tante cose che vorrei raccontarvi. Le appunto in un angolino della mia memoria con la promessa di buttar giù due righe, dopo, più tardi…
Ma finisce sempre che quando viene il momento tutte queste idee mi sembrano ormai vecchie, non più così importanti, come abiti usati che non si indossano più. E già le idee vecchie sono rimpiazzate da nuove e la giostra riprende a girare.
Dopo. Più tardi.
E il tempo. Che non basta mai, come la granella di nocciole sulla torta. Questo può sembrare un banale alibi, eppure…
Oggi me lo sono imposto, mi sono fermato 10 minuti. Proverò a rifarlo anche domani.
Voi continuate a leggere, in questo modo mi sentirò debitore nei vostri confronti e sarà un stimolo in più.

giovedì 22 marzo 2007

ACCADDE OGGI... 22/03

Eventi
1450 - A Milano si insedia Francesco Sforza, ricevendo nell'Arengo lo scettro, lo stendardo con la vipera viscontea e l'aquila imperiale, il sigillo e le chiavi della città
1457 - Johannes Gutenberg completa la stampa del primo libro: la Bibbia
1500 - Alvarez Cabral approda in Brasile
1621 - I Padri pellegrini della Colonia di Plymouth firmano un trattato di pace con Massasoit, capo della comunità Wampanoag
1622 - Massacro di Jamestown: gli indiani Algonchini uccidono 347 inglesi, un terzo della colonia insediata nella zona di Jamestown, Virginia
1765 - Il Parlamento britannico approva lo Stamp Act, di fatto la prima tassa diretta introdotta dall'Inghilterra sulle colonie americane
1796 - Stato Pontificio, Roma: prende servizio il boia Mastro Titta, al secolo Giambattista Bugatti: nella sua carriera arriverà a 516 il totale tra suppliziati e uccisi
1831 - Viene istituita la Legione straniera
1841 - Brevettato l'amido di mais (Maizena)
1848 - Regno di Savoia, Milano: nella battaglia di porta Tosa vengono messe in fuga le truppe austriache al comando del maresciallo Radetzky, hanno termine le cinque giornate di Milano. Vedi anche 6 agosto 1848
1871 - Primo caso di impeachment in uno stato USA: nella Carolina del Nord il governatore William Holden viene messo sotto accusa e rimosso dal suo ufficio
1872 - L'Illinois è il primo stato americano ad applicare il diritto di uguaglianza sul lavoro fra uomini e donne
1888 - Nasce la English Football League
1890 - Isole Eolie: termina l'eruzione nell'isola di Vulcano, iniziata nel 1873
1895 - Prima proiezione (privata) di un film da parte dei Fratelli Lumière
1939 - Germania: Hitler fa occupare il distretto di Memel, l'attuale Klaipeda, sul mar Baltico
1941
Africa Orientale Italiana (Abissinia): la città di Harar, a ovest di Giggigà, viene conquistata dalle truppe italiane e dichiarata città aperta
Stati Uniti: L'imponente diga idroelettrica Grand Coulee Dam sul fiume Colorado, nello stato di Washington inizia a produrre energia elettrica.
1945 - Egitto: Al Cairo nasce la Lega Araba
1958 - Arabia Saudita: Faisal diviene re
1960 - Arthur L. Schawlow e Charles H. Townes brevettano il primo Laser, versione ottica del MASER (Microwave Amplification by Stimulated Emission of Radiation)
1963 - Viene pubblicato Please Please Me, primo album dei Beatles
1965 - Romania: Nicolae Ceausescu è eletto segretario del partito dei lavoratori
1973 - Kuwait/Irak: Il governo kuwaitiano fa arrestare migliaia di iracheni: verranno usati come ostaggi per costringere i soldati di Bagdad abbandonare il giacimento petrolifero di Rumaila
1975 - Stati Uniti: Incendio in un reattore nucleare della centrale di Decatur (Alabama)
1993 - La Intel Corporation lancia il Pentium chips 80586
1994 - Italia: esce il primo numero del quotidiano La Voce, diretto da Indro Montanelli, vendendo 450.000 copie in poche ore
1995 - Russia: Il cosmonauta Valeri Polyakov stabilisce il record di 438 giorni di permanenza nello spazio
1997 - La quattordicenne Tara Lipinski diventa la più giovane campionessa del mondo di pattinaggio di figura
2001 - Benin: Mathieu (Ahmed) Kérékou viene rieletto Presidente della Repubblica.
2004 - Israele/Palestina: Ucciso a Gaza il fondatore e capo spirituale di Hamas, sceicco Ahmed Yassin

Nati
1459 - Massimiliano I, imperatore del Sacro Romano Impero († 1519)
1599 - Antoon Van Dyck, pittore fiammingo († 1641)
1712 - Edward Moore, scrittore e drammaturgo inglese († 1757)
1797 - Guglielmo I di Germania, re di Prussia ed imperatore germanico († 1888)
1807 - Gustav von Franck, Cavaliere austriaco
1812 - Stephen Pearl Andrews anarchico e abolizionista
1817 - Braxton Bragg, militare confederato statunitense († 1876)
1835 - Virginia Oldoini, contessa di Castiglione
1861 - Walter Francis Willcox, statistico
1868 - Robert Millikan, fisico
1884 - Lyda Borelli, attrice italiana († 1959)
1887 - Chico Marx, attore del gruppo dei Fratelli Marx
1908 - Louis L'Amour, scrittore statunitense († 1988)
1909 - Gabrielle Roy, scrittrice canadese
1912 - Karl Malden, attore
1917 - Irving Kaplansky, matematico
1921 - Nino Manfredi, attore italiano († 2004)
1923 - Marcel Marceau, mimo
1930 - Stephen Sondheim, compositore e coautore del libretto di West Side Story
1931 - William Shatner, attore
1933 - May Britt, attrice
1935
Lea Pericoli, tennista italiana
Michael Emmet Walsh, attore
1937 - Angelo Badalamenti, compositore statunitense
1940
Fausto Bertinotti, politico italiano
Haing S. Ngor, attore
1941 - Bruno Ganz, attore
1942 - Alberto Conte, matematico italiano
1943 - George Benson, chitarrista statunitense
1946 - Rudy Rucker, matematico, divulgatore e scrittore statunitense
1948 - Andrew Lloyd Webber, compositore
1949 - Fanny Ardant, attrice francese
1956 - Lena Olin, attrice
1959 - Matthew Modine, attore
1960 - Cinzia De Carolis, attrice e doppiatrice italiana
1967 - Mario Cipollini, ciclista italiano
1972 - Shawn Bradley, cestista tedesco
1974
Javier González, calciatore spagnolo
Gert Peens, rugbysta italiano
Io
1976 - Reese Witherspoon, attrice americana
1978 - Walter Samuel, calciatore argentino
1979 - Aldo Duscher, calciatore argentino
1980 - Pablo Granatiero, libero pensatore
1982 - Michael Janyk, sciatore canadese
1985 - Irsa Mollaku,la mamma di Iten Osmani

Morti
1471 - Papa Paolo II
1602 - Agostino Carracci, pittore e incisore italiano (n. 1557)
1687 - Jean Baptiste Lully, compositore francese (n. 1632)
1727 - Francesco Gasparini, compositore e pedagogo italiano (n. 1661)
1832
Johann Wolfgang Goethe scrittore tedesco
Johann Wolfgang von Goethe, scrittore e poeta tedesco (n. 1749)
1945 - Enrico Caviglia, generale italiano (n. 1862)
1952 - Uncle Dave Macon, cantante di musica country
1958 - Michael Todd, produttore cinematografico Premio Oscar
1986 - Michele Sindona, affiliato alla P2 (n. 1920)
1994 - Walter Lantz, cartoonist autore di Woody Woodpecker
1999 - David Strickland, attore statunitense
2001 - William Hanna, cofondatore dello Studio Hanna e Barbera
2004
Carlo Muscetta, critico letterario italiano (n. 1912)
Ahmed Yassin, fondatore del movimento palestinese Hamas
2005 - Kenzo Tange, architetto giapponese (n. 1913)
2006 - Giuseppe Longoni, calciatore italiano

Feste e ricorrenze
ONU - Giornata mondiale dell'acqua
San Benvenuto Scotivoli, vescovo
Santa Lea
San Nicola Owen, martire
Sant'Ottaviano di Cartagine e compagni, martiri
Ingresso dell'albero (Arbor intrat)
2004 IX Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, Gela


Fonte: wikipedia