sabato 21 aprile 2007

IN PRINCIPIO ERA LA PENNA D’OCA

Ciascuno ha la sua idiosincrasia.
Un’allergia a una particolare sostanza, un’avversione per un cibo piuttosto che per una situazione spiacevole o per una persona particolarmente antipatica.
Quella di mio padre è rappresentata da una scatoletta dalle dimensioni di 30 x 22 x 3.5 cm e dal peso approssimativo di 3 kg.
Computer portatile, notebook, chiamatelo come volete. Mio padre preferisce definirlo con altri poco eleganti appellativi.
Io sono sempre stato convinto che anche le macchine siano provviste di anima. Qualcosa di paradossalmente primitivo, quasi infantile, in grado di far provare loro solo le emozioni più semplici tipo amore/odio, simpatia/antipatia. E il computer in questione ne è la prova lampante.
Le sue reazioni sono tanto inconsuete quanto inaspettate. Una delle più frequenti all’avvio: schermata nera con puntino bianco lampeggiante, al centro dello schermo. Mah!
E poi icone che giocano a nascondino sul desktop e audio che di punto in bianco sparisce. A volte in sottofondo si ode la voce di un giapponese che non si capisce bene cosa dica ma dal tono non sembra particolarmente amichevole. Ma non sono mai stato in Giappone, forse lì parlano tutti così.
La cosa più irritante si verifica quando il fetentissimo si diverte a mischiare icone e comandi. All’ordine “copia” lui esegue un “taglia”, ad un “inserisci tabella” parte una ricerca sul web della voce “transumanza”. Ad un “salva” e “esci” si apre una nuova, inquietante finestra con la scritta “Ti piacerebbe!”
Quanto basta per mandare in tilt quel povero malcapitato di mio padre che tra l’altro ha tanta dimestichezza con la tecnologia quanta ne posso avere io con un trapano da dentista
È triste vedere una persona che per 35 anni della sua vita ha combattuto, peraltro vittoriosamente, contro le più scalmanate classi di adolescenti della storia dell’istruzione italiana, alzare bandiera bianca di fronte ad un ammasso di circuiti elettrici, polvere di silicio, animato, temo, da qualche misterioso rito voodoo. Ripeto continuamente al mio triste e rassegnato genitore che è importante far capire alla macchina chi è che comanda. La macchina purtroppo l’ha capito benissimo ed una volta mi è parso di vederla sul terrazzo, baldanzosa, fez in testa e petto in fuori.
La cosa più irritante è che con qualsiasi altro membro della famiglia e non, il vigliacco si comporta come il più docile degli animali domestici. Basta imporre le mani, neppure sfiorare i tasti!, e sullo schermo fa comparire il testo, scritto in bella grafia, lo formatta, lo corregge e lo presenta con tanto di raffinata cornicetta a fiorellini. I
nfine l’assistente di Office mi saluta con una eloquente strizzatina d’occhio.
A questo punto sono arrivato a pensare di avere di fronte una macchina decisamente più evoluta di tutte le altre. Come nel film Terminator 3 credo che ormai abbia preso coscienza di se. Per questo la sera la chiudo a chiave in un cassetto e me ne vado a letto sempre meno tranquillo.
E ogni volta che la spengo la musichetta che emette assomiglia sempre di più ad una risata beffarda.

Ciascuno ha la sua idiosincrasia.
Quella del mio computer portatile è rappresentata da un ometto di 62 anni, alto 170 cm e del peso approssimativo di 70 kg…

(continua)

6 commenti:

valentina ha detto...

lo dico sempre io che vivono di vita propria. si rompono quando hai una consegna o vai di fretta. sempre!

grazie della visita, ho ricambiato il link ;)

vale

Anonimo ha detto...

la storia dei circuiti è una balla colossale. I computer funzionano bene perchè dentro ci stanno tanti giapponesi bonsai che ci lavorano... poi, ci credo che un computer viva di vita propria

Grande Mur ha detto...

I Giapponesi costano troppo. Anche qui li hanno rimpiazzati con Cinesi e Coreani.

Anonimo ha detto...

Io invece con il pc ho un buon rapporto.
Ieri ho fatto l'amore con Control.
Domani proverò con Alt Canc.

Anonimo ha detto...

il portalile ha preso coscienza di sè....stupendo!!!
le persone dovrebbero farlo....
la strampalat@

Grande Mur ha detto...

IVO!!!! Per favore!