Vi ricordate di me? I più giovani forse no, ma la generazione dei 30enni, quelli nati a cavallo dei folgoranti anni ’70 e ’80 non possono avermi dimenticato.
So che in tantissimi avete seguito le mie imprese. Mie e del mio collega ovviamente, perché da solo avrei combinato ben poco. Poi lui ha preferito spiagge assolate e belle ragazze in bikini: come dargli torto?
Ci siamo divertiti insieme per 4 anni, scorrazzando per le strade d’America. E quante ne abbiamo combinate! Mi diceva di saltare e io saltavo, mi diceva di correre e io correvo… Una volta l’ho fatto pure sull’acqua e mi sono sentito tanto un novello Messia.
Certo, ripensandoci alcune situazioni erano davvero improponibili, come quando abbiamo attraversato un fiume di lava o siamo rimasti sepolti sotto tonnellate di roccia o ci si divertiva a far scoppiare bombe sotto la mia pancia.
Ho tirato fuori dai guai un bel po’ di gente, compreso il mio collega, e in qualche scontro ci ho quasi rimesso la pelle. Un paio di volte ne sono uscito davvero malridotto: sono stato travolto da un tir piuttosto antipatico e mi ha colpito in pieno un missile terra-terra. Sono stato fracassato da uno che pareva un carrarmato e sono pure stato scaraventato in una vasca piena d’acido.
Ma sono sempre riusciti a farmi tornare come nuovo anzi, addirittura meglio. Merito delle mie “infermiere”! Mamma mia! Avrebbero fatto resuscitare un morto. Tra le due preferivo ancora la bionda ma la bruna nella sua parte forse era più credibile.
Ho anche un fratello gemello, ma con lui non sono mai andato troppo d’accordo, troppo pieno di sé. Credo abbia fatto una brutta fine.
Erano bei tempi, quando passavo non mancavo di far girare un bel po’ di teste. Sì, perché mi sono sempre considerato un tipo interessante, di bell’aspetto e con una buona dotazione di serie: una volta mi hanno pure dato un laser, ma ci volevano 15 minuti per prendere la mira e me ne sono sbarazzato.
Ricordo come fosse ieri quando iniziai la mia carriera, eppure sono gia trascorsi 25 anni. E da 20 sono in pensione. Non che mi dispiaccia la vita del pensionato, anzi. Ho chi si prende cura di me, chi si è preoccupato addirittura di ritrovare pezzi originali del mio equipaggiamento per riportarmi allo splendore originale.
Però sono un vecchio, perché uno come me a 27 non può che essere considerato un vecchio, anche se con molto rispetto. Sulle strade non posso più viaggiare perché non ho le carte in regola per farlo, non posso più correre, non posso più saltare… non posso nemmeno più parlare. Che una volta era una delle mie peculiarità: dove si è mai visto uno come me che parla? Sì, perché non mi limitavo a blaterare qualche sillaba, ma facevo discorsi su discorsi, vagamente filosofeggianti. Mi sono anche preso della comare saccente, una volta.
In molti si domandano quale sarà il mio destino. Probabilmente quello che accomuna tutte le celebrità: essere ricordato con un pizzico di nostalgia e ammirato, nel mio caso sul piedistallo di un museo. Ma non da solo. Spero in compagnia di qualche vecchio amico, magari il Generale Lee o il furgone dell’A-Team.
Ringrazio Anna per lo spunto.
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