mercoledì 31 gennaio 2007





GRAZIE PERCHÉ…

mi fai ridere
mi fai arrabbiare
mi coccoli e mi vizi
mi sopporti
mi supporti
non servono parole
basta uno sguardo
mi fai sentire unico e insostituibile
sei tu unica e insostituibile
non sarò mai solo
con te vicino non mi serve altro
mi sveglio la mattina e sono felice di farlo
mi addormento la sera ma vorrei che fosse già mattina
finalmente ti sei (quasi) convinta
in questa pagina non c’è abbastanza posto per tutti i perché
tante cose le parole non bastano a spiegarle
tante cose spiegarle a parole vorrebbe dire sminuirle

sabato 27 gennaio 2007

NEVE…

Nevica! Anzi, non nevica!
A parte tutte le implicazioni climatiche che questo può avere, ci stiamo perdendo il romanticismo di una bella nevicata.
Ricordo come fosse ieri il mezzo metro e più dei miei inverni da bambino delle scuole elementari, affondare fino al ginocchio con gli stivaletti gialli ai piedi, arrancare con lo scopo di perdere il pulmino (cosa che puntualmente riusciva e nessuno mi poteva accusare), scendere giù dalla collina con solo un telo di nylon sotto le chiappe con il rischio di finire sulla ferrata e sotto un treno se la frenata non riusciva.
E poi le palle di neve senza guanti, e le mani infuocate che bruciavano per ore. E giocare a riconoscere le impronte ora di un cane, ora di un gatto, ora di un parente infreddolito, seguirle sull’aia dal biancore accecante, ricamarla con il mio nome e acquisire la consapevolezza di essere maschio.
E ancora il silenzio irreale che solo la neve sa costruire, il sapore che solo con la neve degli anni ’80 potevo gustare, la coscienza di essere in quel periodo dell’anno in cui tutto è luci, colori , feste e regali.
Nevica! Anzi, non nevica!
Oppure gli spazzaneve sono talmente bravi che non ne è rimasto neppure un fiocco.
PATENTE E LIBRETTO…

A. ha circa 20 anni, secco come un chiodo, capelli corti e sguardo stralunato.
Una sera lo sento protestare animatamente contro il comportamento di certe forze dell’ordine.
Non ho mai fatto grossi discorsi con lui, un ciao quando arrivo e un ciao quando me ne vado ma oggi non mi trattengo dal domandargli cosa gli sia successo.
«Mi hanno ritirato la patente...» mi risponde sconsolato.
«Oh! E che hai combinato?» ribatto io.
«Ma niente! – chissà perché quando si cerca una giustificazione si comincia sempre con un “Ma niente!” – Facevo i 130 dove il limite era dei 50…» Alzo gli occhi al cielo. Vabbè, già questo non mi sembra sia “niente”.
«… ho superato tre macchine dove c’era linea continua,» prosegue lui «poi i carabinieri mi hanno intimato l’alt, solo che io andavo troppo forte e non sono riuscito a fermarmi. Così per evitare quel cretino di carabiniere che si è messo in mezzo alla strada con la paletta ho fatto un testacoda e mi sono fermato dopo 200 metri.»
Apperò! Penso io.
«Però ‘sti bastardi! Si erano nascosti dietro un cartellone, così non li ho visti. - Vietcong in incognito? (n.d.a.) - Ma la prossima volta non mi fregano.» Cosa avrà voluto dire? Che non lo farà più? Non credo.
A. si atteggia dapprima a vittima, poi a martire (dovrà nuovamente passare sotto le forche caudine della scuola guida), infine a eroe nel momento in cui trova un paio di auscultanti che glielo permettono. Io me ne vado, un po’ perché è tardi, un po’ perché non sono sicuro di voler sentire altro. Spero però di non essere mai costretto a chiedergli un passaggio.

Lo rivedo una mezz’ora dopo. Sul ciglio della strada, stretto nella sua giacca a vento, con una sigaretta triste come lui fra le dita.
«Mia madre si è dimenticata di venirmi a prendere…» mi dice.
Lo osservo per un istante passandogli accanto. Non c’è più traccia di eroismo o spavalderia. Forse, e per fortuna, solo un pizzico di vergogna.

martedì 23 gennaio 2007

La Prima Casa

Ho scelto il terreno dove edificarla perché la si possa raggiungere con facilità,

Ho eretto i muri, i pilastri, le colonne perché la si possa vedere anche da lontano,

Ho scelto il colore delle pareti perché anche l’occhio vuole la sua parte,

Ho arredato le sue stanze perché ogni ospite vi si trovi a proprio agio,

Ho spalancato le finestre perché anche da fuori si possano udire le voci, i rumori e le risa,

Ho aperto le sue porte per non essere mai solo,

Vi invito a entrare perché tutte queste cose prendano vita
.