mercoledì 30 maggio 2007

BE FAMOUS

Quanti di noi hanno questo sogno? Quanti lo esprimono apertamente e quanti invece conservano il desiderio nel silenzio loro cuore sperando un giorno di realizzarlo?
Diventare famosi.
Fama, notorietà e quindi denaro, molto denaro. Alla fine tutto si riconduce a questo.
Essere additati e riconosciuti per strada, scorgere il proprio volto che occhieggia su qualche cartellone pubblicitario piuttosto che in TV o sulle copertine patinate delle riviste.
Allison ha imparato a sue spese cosa significa tutto ciò.
Allison Stokke è californiana, ha 18 anni, è una bella ragazza, studentessa modello e conduceva una vita molto simile a quella di tante sue coetanee. A differenza di tante di loro la notorietà non l’ha mai cercata né voluta.
Poi, un giorno, ha avuto la “sfortuna” di diventare campionessa nazionale di salto con l’asta e la sua vita è cambiata.
Tutto è cominciato con un’istantanea rubata e finita su un sito dedicato al calcio, poi un video su youtube e da lì il passaparola è stato rapido e inarrestabile.
Ora le sue foto riempiono le pagine web (il sito
www.allisonstokke.com le ha chiesto scusa per tutta questa “unwanted attention”), ogni giorno migliaia di blog parlano di lei, la sua casella di posta è intasata da lettere di fans, ammiratori, spasimanti e quant’altro. La sua scuola, il campo di allenamento, la sua stessa abitazione sono circondati da fotografi e paparazzi. Anche fare una passeggiata ormai le risulta impossibile: a ogni passo la fermano per un autografo o una foto con la diva del momento.
È Allison-mania, ma per la giovane e timida studentessa tutto questo si sta rivelando un incubo. Lei, tanto aggraziata sul campo di atletica, quanto impacciata in pubblico e davanti alle telecamere sembra non sostenere più questa situazione. Al giorno d’oggi è molto difficile mantenere la propria privacy, ci sta provando suo padre avvocato e per fortuna che ha un padre avvocato! Immagini di lei in attesa del suo turno di salto, o nell’atto di prendere la rincorsa, o ferma sotto il tabellone a studiare i risultati passandosi innocentemente una mano nei capelli, ciascuna accompagnata da commenti più o meno eleganti, sono di dominio pubblico. Spesso su siti che con lo sport hanno poco a che fare.
Allison oggi si è chiusa in casa e non ha avuto il coraggio di mettere il naso fuori dalla porta. Già ieri ha fatto così e così farà di nuovo domani. Fino a quando non si sa, probabilmente fino a quando questo mondo volubile non troverà una nuova diva da osannare e torturare.
Io faccio il tifo per lei. Spero di vederla di nuovo correre e saltare con il sorriso sulle labbra, in fondo non ha mai chiesto altro.

martedì 29 maggio 2007

ESTATE 2005

La partenza e il viaggio: 8 ore. L’arrivo in Val di Fassa.
Poi lo spettacolo ha inizio.
L’aria fredda, i boschi, i laghi e le montagne tutt’intorno. In alto un cielo di un azzurro mai visto. Paesaggi unici al mondo che mai mi stancherei di ammirare.
Paesi colorati, terrazze fiorite, sentieri aspri, senso di maestosità.
Parentesi culinaria, speck in primis, succulenti tagliolini e non dico che quello era sugo di cervo se no qualcuno potrebbe indignarsi; colazioni da non staccarsi dal tavolo, crostate d’alta quota. E caffè corretto grappa a fiumi. Anzi, grappa con uno schizzettino di caffè.

Estate 2007 si replica: 22-24 giugno. Certo con uno spirito un po’ diverso, con un altro scopo, ma ci saremo. E tutte le cose che ho elencato sopra saranno là ad attenderci come vecchi amici ansiosi di rivederci.






Copyright by Kincob 2005

martedì 15 maggio 2007

UN FILM GIÀ VISTO

Di questi tempi noto che le giornate di un comune mortale come me tendono a ripetersi tutte uguali. Un insieme di piccoli riti, abitudini, consuetudini, procedure che se da un lato ci danno sicurezza per affrontare situazioni quotidiane a volte non proprio piacevoli, dall’altro inevitabilmente finiscono col perdere di significato e in alcuni casi del loro fascino ancestrale.
Esempio: sveglia alle 7, fuitina in bagno e già qui primo spunto di riflessione.
Ho nostalgia della barba rasata con la lametta. Preferisco il rasoio elettrico ma per un puro fatto di comodità. Niente è paragonabile alla schiuma fredda spalmata sul viso, al lento movimento del rasoio su e giù a cercare la perfezione della rasatura. E infine una sciacquata con acqua gelida a lavare via gli ultimi residui del sonno. Persino il bruciore del dopobarba sulle piccole ferite in questo caso mi procura un senso di masochistica soddisfazione. Però a completare tutta la cerimonia ci impiegherei 20 minuti e 20 minuti in meno di sonno su un totale di 420 totali rappresenta un quasi 5% a cui non sono ancora disposto a rinunciare.
Fase 2: la colazione. Caffè e 4 biscotti 4. Eppure ogni volta che apro il frigo sono stuzzicato da quel barattolo di marmellata fatta in casa che ammicca tentatore, da una bella spalmata di burro, e da quelle due arance che miracolosamente saprebbero trasformarsi in un liquido dolce e dissetante. Ma niente. Affettare il pane, spalmare, mordere… troppa fatica. Il brutto è che anche la domenica, quando potrei concedermi qualche coccola in più, vi rinuncio. Vuoi per pigrizia, vuoi per abitudine o semplicemente perché il tran tran ormai è di famiglia. E io in famiglia ci sto bene.
E poi lavoro lavoro lavoro. Pausa pranzo, occhiatina al giornale, palpebra calante. E ancora lavoro lavoro lavoro. E fin qui non ci sono grosse alternative.
Quindi due ore di palestra. A volte rimpiango una salutare passeggiata in collina, ma nonostante il caldo, il sudore e l’aria stantia, non riesco a rinunciare ad impugnare un manubrio, sollevare un bilanciere o appendermi come un babbuino alla lat-machine.
La sera TV o computer, computer oTV. Se non altro qui ho un’alternativa. Anche se a ben guardare no, non ce l’ho. Ecco perché una partita a Cluedo con qualche amico rappresenta un così entusiasmante diversivo.
Penso di essere drogato della vita, ma nel modo sbagliato. Sto prendendo tutte le peggio abitudini e per fortuna che ogni tanto arriva Anna a darmi una scossa se no sarei già rimbambito da tempo.
Ma adesso basta, ho deciso! Tempo di rivoluzione!
Da domani a colazione mi concedo un biscotto in più.

venerdì 11 maggio 2007

THE NEW TUCA TUCA

Cosa si sono inventati gli americani! In particolare una ragazza newyorkese per la sua tesi di laurea ha preferito evitare cupe e tristi biblioteche e polverosi tomi d’altri tempi per inventarsi questo videogioco.
Le regole, e presumo il software, sono le stesse di altri già esistenti, quelli tanto per intenderci in cui sullo schermo appaiono movimenti da eseguire a tempo di musica saltellando su un tappeto ricoperto di sensori. Se sei un bravo ballerino puoi cimentarti sulle note di Madonna, Britney Spears, Beyonce e quant’altro in spericolate evoluzioni sempre più difficili e complesse. Dicono sia divertente. Io, avendo la coordinazione di un paracarro e non amando particolarmente ballo e affini, non mi sono mai messo alla prova in sì ardua impresa.
Tornando alla creazione della simpatica fanciulla americana, la base di partenza della sua creazione come dicevo è analoga. Si è limitata a sostituire i balletti con audaci palpatine ed il tappetino con indumenti di biancheria intima.
Ora, io immagino questo gioco per un uso esclusivamente privato, anche perché non oso pensare fin dove si spingano i livelli più avanzati.
Ma se per caso venisse diffuso nelle sale giochi immagino già le code che si formerebbero per testare le proprie doti di seduttore, a patto di trovare una fanciulla consenziente.
E se tutto funziona, come promette il messaggio al termine del video, si potrebbero aprire le porte per una notte bollente.
Quello che mi domando io è: ma con una tesi del genere, l’intrepida newyorchese, ma cosa voleva dimostrare?
Che ormai i videogiochi hanno invaso ogni momento della nostra vita?
Che ogni momento della nostra vita può essere assimilato a un gioco?
Che con una giusta strategia di mercato qualsiasi cretinata può essere sbattuta sul mercato e produrre fior di soldoni?
Proporre uno studio sociologico su nuovi modi per stringere amicizie?
Oppure un modo sbrigativo, dopo aver battuto strade tradizionali, per trovare il giusto partner che sappia offrire gli stimoli adeguati con pochi tocchi sapienti?
Ai posteri l’ardua sentenza.

lunedì 7 maggio 2007

MERAVIGLIA!

Le meraviglie del mondo da 7 sono diventate 25. Come in tutte le cose al giorno d’oggi si tende a esagerare. Una “meraviglia” è a mia giudizio qualcosa di straordinario, unico, ineguagliabile. Venticinque paiono decisamente troppe pur considerando l’immenso scenario di bellezze naturali e non che il nostro pianeta ci offre. Se poi andiamo a scorrere la lista ho avuto di che storcere il naso. Perché delle antiche meraviglie non è rimasto pressoché nulla, sostituite da altre dal sapore molto più “turistico”. Ho avuto un brivido quando ho letto “Le tentazioni di Las Vegas” addirittura al terzo posto nelle preferenze: per fortuna la “Cammellata nel deserto” è stata relegata in fondo alla graduatoria. E se il trekking mistico tra India e Tibet si difende con onore non nego il pizzico di tristezza che ho provato quando ho letto il nome di Venezia al primo posto. Giusto pochi giorni fa l’ho intravista in un servizio al TG, descritta come travolta dai rifiuti di orde di turisti italiani e stranieri buoni a comportarsi da persone civili solo a casa propria. Cosa potrebbe essere Venezia se imparassimo a considerarne l’effettivo valore e a curarla come merita? Non ci sarebbe gara! E – con mal celato campanilismo - ho pensato che in questa particolare classifica luoghi come il golfo di Napoli, le acque della Costa Smeralda, o opere memorabili come S. Pietro, la Torre di Pisa e quant’altro, avrebbero fatto la loro porca figura. In conclusione l’Italia stessa forse poterebbe essere considerata una meraviglia se solo noi per primi ne prendessimo coscienza.